Come ottenere il massimo dai tuoi invii con un marketing multicanale che integra WhatsApp con l’email marketing.
Il WhatsApp marketing ha numeri che fanno impressione: tassi di apertura vicini al 98%, messaggi letti mediamente entro pochi minuti dall’invio, un miliardo e mezzo di utenti attivi ogni giorno. È comprensibile che sempre più aziende vogliano usarlo per comunicare con i propri clienti.
Il problema è come viene usato nella maggior parte dei casi: si prende l’intera lista, si invia lo stesso messaggio a tutti, e si spera che funzioni. Questo approccio ha tre difetti gravi.
Il primo è il costo: ogni messaggio WhatsApp inviato tramite API Business ha un prezzo, e moltiplicarlo per migliaia di contatti diventa rapidamente oneroso.
Il secondo è il rischio reputazionale: WhatsApp è percepito come un canale privato, e ricevere messaggi commerciali non richiesti porta le persone a bloccare il numero o segnalarlo come spam su Meta, con conseguenze serie per l’account.
Il terzo, spesso ignorato, è lo spreco: una parte di quei contatti avrebbe risposto benissimo a una semplice email gratuita, senza bisogno di essere disturbata sul telefono.
La soluzione non è smettere di fare WhatsApp marketing. È farlo in modo intelligente: usare le email per raggiungere la maggior parte della lista, e inviare i messaggi WhatsApp solo a chi non ha ancora risposto. Il tutto in modo automatico, senza intervento manuale, con costi ridotti all’osso e senza disturbare nessuno inutilmente.
Ed è proprio di questo che ti parlo nell’articolo di oggi!
Vuoi vedere un video su come integrare WhatsApp Marketing e Email Marketing?
Ne abbiamo realizzato uno che parla proprio di questo 👇
IN QUESTO ARTICOLO
- Email e WhatsApp: perché nessuno dei due funziona davvero da solo
- Strategia WhatsApp Marketing + email: ecco come funziona la strategia con logica condizionale
- La strategia di automazione passo dopo passo: 3 step per raggiungere tutta la lista
- Tutorial pratico: come impostare l'automazione email + WhatsApp su Emailchef
- 3 vantaggi del WhatsApp marketing integrato con l'email
- In quali situazioni ha senso usare email e WhatsApp insieme: i casi più frequenti
- WhatsApp marketing e email: un approccio di marketing multicanale più intelligente
- Domande frequenti su WhatsApp marketing e email automation
Email e WhatsApp: perché nessuno dei due funziona davvero da solo.
Quando si parla di usare WhatsApp insieme all’email marketing, la domanda che viene spontanea è: perché non usare un solo canale? Se WhatsApp ha tassi di apertura vicini al 98%, perché perdere tempo con l’email? E se l’email funziona già, perché aggiungere un canale a pagamento?
La risposta sta nei limiti di ciascun canale, che non dipendono da quanto bene si fa il proprio lavoro.
Partiamo dall’email marketing: è il canale con il ROI medio più alto nel marketing digitale, che arriva fino a 42€ per ogni euro investito. Si tratta di un dato consolidato, confermato da decenni di ricerche e da milioni di aziende in tutto il mondo.
Ma un ROI elevato è il risultato di una strategia ben strutturata, non di una singola campagna. Senza contare che le singole campagne email hanno tutte lo stesso limite: non tutti aprono le email.
Le ragioni sono molteplici e spesso fuori dal controllo del mittente:
- i filtri antispam sono sempre più sofisticati e a volte intercettano messaggi legittimi;
- i client di posta come Gmail categorizzano automaticamente le email nelle tab “Promozioni” o “Aggiornamenti”, sottraendole dalla casella principale dove l’attenzione dell’utente è più alta;
- le persone ricevono in media decine o centinaia di email al giorno e sviluppano inconsapevolmente dei meccanismi di selezione che portano a ignorare tutto ciò che non cattura immediatamente l’attenzione.
Ma anche il momento in cui si riceve l’email può determinare se verrà letta o no: un’email ricevuta durante una riunione, mentre si è in viaggio o in un momento di stress, viene facilmente dimenticata anche se all’inizio sembrava interessante.
Tutto questo non significa che l’email sia uno strumento inefficace.
Significa che affidarsi esclusivamente alle email equivale ad accettare in anticipo che una parte del pubblico non riceverà il messaggio.
WhatsApp è invece l’opposto dell’email su quasi ogni dimensione.
I messaggi vengono letti quasi universalmente e quasi immediatamente. Non esiste una cartella spam, non esistono filtri di categorizzazione, non esiste la possibilità che il messaggio finisca in un angolo dimenticato. Arriva. Viene notificato. Viene aperto.
Il problema non è l’efficacia di WhatsApp: è il rischio di usarlo in modo scorretto, bruciando la fiducia degli utenti e compromettendo la reputazione del mittente.
WhatsApp è percepito dagli utenti come un canale privato. È lì che le persone parlano con la madre, con il migliore amico, con il collega con cui si va a pranzo.
Quando un’azienda invia un messaggio su WhatsApp senza che ce ne fosse una reale necessità, l’effetto è quello di un venditore porta a porta che suona il campanello di casa mentre si sta guardando la TV. Fastidioso, invasivo, e spesso controproducente.
Le conseguenze pratiche sono serie: l’utente può bloccare il numero, può segnalare il contatto come spam direttamente sulla piattaforma, e Meta (che gestisce l’API WhatsApp Business) monitora attentamente la qualità dei mittenti. Un tasso elevato di segnalazioni spam o un basso tasso di risposta possono portare a limitazioni o alla sospensione dell’account business.
Senza contare i costi: ogni messaggio inviato tramite API ha un prezzo, e su liste di migliaia di contatti la spesa può diventare significativa, specialmente se molti di quei messaggi sarebbero stati evitabili.
Sia l’email che WhatsApp sono quindi strumenti potenti. Il loro limite non sta nelle tecnologie in sé, ma nel modo in cui vengono tradizionalmente usati: in sequenza separata, senza che i due canali si parlino, e soprattutto senza che il secondo sappia cosa ha fatto il primo.
Usare email e WhatsApp in sequenza condizionale, quindi prima l’email per tutti, poi WhatsApp solo per chi non ha risposto, risolve esattamente questo problema. WhatsApp non sostituisce l’email né le viene semplicemente affiancato in modo indiscriminato: entra in gioco solo quando l’email non è stata sufficiente, e solo per le persone che effettivamente non hanno risposto. Il risultato è una copertura vicina al 100%, con costi ottimizzati e senza disturbare nessuno inutilmente.
Strategia WhatsApp Marketing + email: ecco come funziona la strategia con logica condizionale.
Per farti capire meglio come funziona la strategia condizionale voglio farti un esempio pratico. Quando vuoi metterti in contatto con qualcuno (un amico, un parente, un familiare) in genere prima mandi un messaggio. Se non risponde, magari riprovi con un secondo messaggio dopo un po’. Se continua a non risponderti, a quel punto chiami.
È una logica naturale: si inizia dal modo meno invasivo, e si passa a qualcosa di più diretto solo se necessario. Con l’email e WhatsApp funziona esattamente così.
Si parte dall’email, che viene inviata all’intera lista. È il canale più economico, non disturba, e per la maggior parte delle persone è sufficiente. Chi la riceve, la legge e clicca sulla call to action ha completato il suo percorso: il sistema lo registra e non gli invierà altri messaggi sul tema.
Chi invece non ha cliccato (perché non ha aperto l’email, perché l’ha vista di fretta, perché era impegnato in quel momento) riceve una seconda email. Stessa call to action, ma oggetto diverso e tono più urgente. Un secondo tentativo, con un approccio leggermente diverso, pensato per chi ha mancato il primo messaggio. Anche qui, chi risponde esce dal flusso.
A questo punto sono rimaste solo le persone che non hanno risposto né alla prima né alla seconda email. Su una lista di 1.000 contatti, potrebbero essere 200 o 300 persone. Magari sono quelle che non aprono quasi mai la posta, che hanno la casella intasata, o che semplicemente hanno bisogno di un canale più diretto per rispondere.
Per loro arriva il messaggio WhatsApp: breve, personale, con il link diretto all’azione richiesta.
Il risultato finale è una copertura vicina al 100% della lista, ottenuta pagando i messaggi WhatsApp solo per chi ne aveva davvero bisogno e senza disturbare chi aveva già risposto.
Ma vediamo come impostare questa strategia nella pratica.
La strategia di automazione passo dopo passo: 3 step per raggiungere tutta la lista.
Per mettere in pratica quello che abbiamo descritto, è necessario costruire un’automazione composta da tre step.
Nel primo invii un’email all’intera lista: si tratta del tuo messaggio principale e chi clicca sulla call to action verrà tolto dal flusso.
Nel secondo step, chi non ha cliccato riceve una seconda email: stesso obiettivo, ma oggetto diverso e tono più urgente, pensata apposta per chi ha mancato la prima email. Chi risponde anche qui esce dalla sequenza.
Nel terzo e ultimo step, chi non ha risposto a nessuna delle due email riceve un messaggio WhatsApp breve, personale, diretto. È la rete di sicurezza finale, riservata a chi non riesce a essere raggiunto via email.
Vediamo ogni passaggio nel dettaglio.
Step 1: invia una prima email alla lista.
La prima email è quella su cui investire di più in termini di qualità. Si tratta del tuo messaggio principale, quello che nella migliore delle ipotesi raggiungerà da solo la maggior parte della lista. Vale quindi la pena curarla in ogni dettaglio: oggetto, preheader, grafica, testo, call to action.
Un elemento è però particolarmente critico e spesso trascurato: la posizione della call to action all’interno dell’email. In questo flusso automatico, la call to action non è solo un bottone che invita all’azione: è il “sensore” che l’automazione usa per capire chi ha risposto e chi no. Emailchef possiede un sistema di statistiche avanzate che misura i click su quel bottone specifico per determinare il comportamento di ogni singolo contatto.
Questo ha una conseguenza pratica importante: la call to action deve essere visibile senza dover scorrere l’email, o almeno deve essere raggiungibile rapidamente. Se il bottone si trova in fondo a una lunga email, c’è il rischio che alcune persone non arrivino fino in fondo. E quindi non clicchino mai sul bottone per la CTA.
Ti consiglio quindi di inserire la call to action nella parte alta dell’email, magari subito dopo un’introduzione breve e incisiva. Il testo dell’email può continuare e approfondire i dettagli dopo il bottone, ma chi ha già capito cosa si sta chiedendo e vuole rispondere può farlo immediatamente, senza dover leggere tutto.
È anche importante che la call to action sia univoca e tracciabile: un singolo bottone con un link specifico che l’automazione possa monitorare. Se l’email contiene più link, il sistema dovrà essere impostato per monitorare solo quel link specifico, non qualsiasi click sull’email.
Questo garantisce che solo chi ha effettivamente compiuto l’azione desiderata (confermare la presenza all’evento, iscriversi, acquistare) venga escluso dal flusso di follow-up: non semplicemente chi ha cliccato su un link qualsiasi, magari per curiosità.
Se ti interessa saperne di più su come creare delle CTA efficaci, leggi anche Come inserire una call to action (CTA) nelle e-mail e guadagnare clic.
Step 2: una seconda email per attirare l’attenzione.
Ventiquattro ore dopo l’invio della prima email, l’automazione fa la sua prima valutazione. Controlla il comportamento di ogni singolo contatto che ha ricevuto la prima email e si comporta in modo diverso a seconda di ciò che trova.
Per chi ha cliccato la call to action: obiettivo raggiunto. Questo contatto verrà escluso da tutto il resto del flusso. Non riceverà l’Email B, non riceverà il messaggio WhatsApp. Ha risposto, e il sistema lo rispetta.
Per chi non ha cliccato (che sia perché non ha aperto l’email, perché l’ha aperta ma non ha cliccato, o perché è arrivata nella cartella spam) parte automaticamente la seconda email.
Questa email è spesso sottovalutata, ma è in realtà uno degli elementi più delicati dell’intera strategia. Non è semplicemente un “reminder” della prima email. È un secondo tentativo con un approccio diverso, costruito sulla consapevolezza che il primo messaggio, per qualche motivo, non ha funzionato.
Questo significa che la seconda email deve essere strutturalmente e stilisticamente diversa dalla prima. Stesso obiettivo, stesso link, stessa call to action. Ma oggetto completamente diverso, angolazione del messaggio diversa, magari tono leggermente più urgente o personale.
Ti faccio un esempio.
Se l’email A aveva un oggetto descrittivo come “Ti invitiamo all’evento del 15 maggio“, l’Email B potrebbe avere un oggetto più diretto come “Ultimi 3 giorni per confermare la tua presenza” o addirittura più personale come “Ciao [Nome], ci sarai il 15 maggio?“.
Il motivo di questa differenziazione è semplice: se qualcuno non ha aperto la prima email, mandare la stessa identica email con lo stesso oggetto difficilmente cambierà le cose. Ma un oggetto completamente diverso, magari che comunica urgenza o che suona più come una comunicazione personale, ha buone probabilità di catturare l’attenzione anche di chi aveva ignorato il primo messaggio.
È importante anche pensare al testo di questa email in modo diverso.
La prima email presupponeva che il destinatario non sapesse nulla dell’evento o della promozione, quindi conteneva tutte le informazioni rilevanti. La seconda email può essere più breve e diretta, partendo dal presupposto che forse il destinatario ha visto l’email precedente senza approfondire, e ripropone le informazioni essenziali in modo più sintetico. Meno testo, più urgenza, stesso obiettivo.
Step 3: il messaggio WhatsApp per raggiungere chi non ha letto il messaggio.
Dopo altre 24 ore dall’invio della seconda email, l’automazione ripete la sua valutazione. Chi ha cliccato la call to action dell’email B viene escluso dal flusso: ha infatti raggiunto l’obiettivo. Chi ancora non ha risposto nemmeno a questa seconda email diventa il target del messaggio WhatsApp.
A questo punto del flusso, il sistema ha già fatto tutto il possibile attraverso il canale email. Ha provato due volte, con messaggi diversi, con oggetti diversi.
Chi non ha risposto non lo ha fatto esclusivamente per disinteresse verso l’email marketing: magari ha una casella di posta che non controlla spesso, oppure le sue email vengono sistematicamente filtrate come promozioni, o aveva semplicemente bisogno di un canale più immediato e diretto per rispondere a questa specifica comunicazione.
Per queste persone, WhatsApp è il canale che effettivamente usano, quello che controllano decine di volte al giorno e che genera una notifica sonora che difficilmente ignorano.
Ricorda che il contenuto del messaggio deve essere coerente con la natura del canale: breve, diretto, personale. WhatsApp non è email: non c’è spazio per testi lunghi, formattazioni elaborate o strutture HTML.
Un messaggio WhatsApp efficace in questo contesto ha tre componenti:
- un saluto personale con il nome del destinatario,
- un richiamo chiaro e conciso all’azione richiesta,
- un link diretto alla pagina di destinazione.
Qualcosa come:
Breve. Personale. Con un’azione da compiere ben chiara. Il tono deve essere quello di qualcuno che vuole genuinamente assicurarsi che la persona non si perda qualcosa di valore.
Tutorial pratico: come impostare l'automazione email + WhatsApp su Emailchef.
Ora che abbiamo visto la logica della sequenza email + WhatsApp, ti mostro come si costruisce concretamente su Emailchef Flow, il sistema di email automation di Emailchef.
Se non hai mai creato un’automazione, non preoccuparti: Emailchef ti permette di costruire l’intera sequenza come se stessi componendo un diagramma: trascini i blocchi al posto giusto, li colleghi tra loro, e il gioco è fatto. Nessuna riga di codice, nessuna configurazione tecnica complessa.
Trovi tutto quello che devi sapere qui sotto 👇
Prima di tutto: crea e invia la prima email.
Per iniziare, effettua il login su Emailchef.
Una volta effettuato il login, dovrai creare il template tenendo a mente una cosa importante: in questa email il bottone della call to action ha un ruolo doppio.
Da un lato invita il lettore a compiere un’azione, dall’altro segnala al sistema se quella persona ha risposto o no all’invito. Per questo è importante che nell’email ci sia un unico bottone principale ben visibile, facilmente distinguibile dagli altri link secondari come quelli al sito o ai social.
Una volta creata l’email, dovrai inviarla alla mailing list. Qui sotto trovi un tutorial step by step per realizzare il tuo template e inviarlo alla mailing list 📨
Configura il punto di ingresso dell'automazione.
Dopo aver inviato la prima campagna, vai nella sezione Automazioni di Emailchef che si trova nel menù a sinistra all’interno della dashboard. Seleziona poi + Crea un flow.
Il primo elemento da inserire è il punto di entrata, ovvero la condizione che determina chi entra nell’automazione e da quale momento.
Seleziona Messaggio consegnato e seleziona la campagna che hai inviato nello step precedente. Poi salva il tuo punto di entrata.
Questa configurazione fa sì che ogni contatto a cui l’email è stata consegnata con successo entri automaticamente nel flusso di automazione. Non chi l’ha aperta, non chi ha cliccato: ma chi l’ha ricevuta. È il punto di partenza più ampio possibile, perché vogliamo monitorare il comportamento di tutti, indipendentemente da quello che faranno con l’email.
Questa scelta è strategicamente importante: usare “messaggio consegnato” invece di “email aperta” come punto di ingresso garantisce che anche i contatti che non aprono mai l’email ma potrebbero rispondere al messaggio WhatsApp vengano inclusi nel flusso e alla fine raggiunti.
Se usassimo “email aperta” come punto di entrata, escluderemmo automaticamente dal flusso tutte le persone che non hanno aperto la prima email: che sono esattamente quelle che più avrebbero bisogno del follow-up.
Imposta il primo intervallo di attesa.
Subito dopo il punto di ingresso, inserisci uno step Attesa > Attendi un intervallo di tempo e impostalo su un giorno. Questo è il tempo che concedi alla prima email per produrre i suoi effetti prima di valutare chi ha risposto e chi no.
24 ore è il tempo entro cui la maggior parte delle persone che aprirà l’email lo avrà già fatto. Aspettare meno rischia di penalizzare chi avrebbe risposto qualche ora dopo. Aspettare di più ritarda inutilmente il messaggio successivo, specialmente quando hai una scadenza ravvicinata.
Se invece la tua comunicazione ha una scadenza più lontana (come una promozione che dura una settimana o un evento con registrazioni aperte per un mese) puoi allungare l’attesa a 48 o 72 ore.
Aggiungi la prima condizione: ha cliccato o no?
Dopo l’intervallo di attesa, inserisci una condizione di tipo Click su link nel messaggio. Configura questa condizione selezionando la campagna e il link specifico della call to action principale.
A questo punto il flow si biforca in due rami:
Il ramo SÌ raccoglie tutti i contatti che hanno cliccato la call to action dell’email nel corso delle 24 ore precedenti. Per questi contatti, l’obiettivo è raggiunto.
Puoi decidere cosa fare con questo ramo a seconda della tua strategia complessiva: puoi semplicemente far uscire questi contatti dal flusso, oppure puoi inserire una sequenza di follow-up positivo, ad esempio un’email di conferma, un promemoria dell’evento a pochi giorni dalla data, o un ringraziamento per l’adesione.
Il ramo NO raccoglie tutti i contatti che non hanno cliccato, indipendentemente dal motivo. È su questo ramo che si costruisce la seconda email del flusso.
Inserisci la seconda email sotto il ramo "NO".
Sotto il ramo NO, inserisci un’azione Invia email e seleziona il template per la seconda email. Se non l’hai ancora creato, puoi farlo dalla sezione Template di Emailchef prima di configurare questo passaggio.
Ricorda che questa email deve essere strutturalmente diversa dalla precedente: oggetto nuovo, angolazione diversa, tono più urgente. Cambia il modo in cui comunichi, non l’obiettivo: la call to action deve puntare allo stesso link della prima email. Questo ti permette di misurare la stessa azione su entrambe le email e di confrontare i risultati in modo diretto.
Tornando all’automazione, una volta configurate le informazioni dell’email, puoi salvare lo step.
Aggiungi l'attesa e la condizione dopo la seconda email.
Dopo questa seconda email, ripeti gli stessi passaggi dell’email precedente: aggiungi un intervallo di attesa di un giorno e una condizione Click su link nel messaggio.
Il flusso si biforca di nuovo:
Chi ha cliccato ha risposto: quindi l’obiettivo può dirsi raggiunto e il contatto esce dal flusso. Chi non ha cliccato nemmeno questa volta è il gruppo a cui invierai il messaggio WhatsApp. Su 1.000 contatti iniziali, a questo punto potrebbero esserne rimasti 200, 300, forse 400: dipende dal settore e dalla qualità della lista. Sono le persone che non riescono a essere raggiunte via email, e per cui vale la pena usare un canale più diretto.
Invia il messaggio WhatsApp tramite l'integrazione Spoki.
Per i contatti nel ramo NO della seconda condizione, inserisci l’azione Lancia automazione Spoki. Questa funzionalità permette a Emailchef di comunicare direttamente con Spoki, piattaforma italiana per il WhatsApp marketing, e di avviare automaticamente un flusso di messaggi WhatsApp per i contatti che non hanno risposto via email.
Se utilizzi invece un’altra piattaforma, puoi aggiungere e configurare lo step Invia webhook.
Per istruzioni step by step, abbiamo creato una guida completa che spiega come configurare lo step Lancia automazione Spoki su Emailchef.
Su Spoki, l’automazione riceve i dati del contatto e invia il messaggio WhatsApp preconfigurato con la personalizzazione del nome e qualsiasi altro dato disponibile nel profilo. Il messaggio viene recapitato come WhatsApp Business ufficiale, con tutta la credibilità e l’affidabilità che questo comporta. Puoi trovare tutti i dettagli operativi su come collegare i due sistemi e configurare l’automazione WhatsApp nella guida completa all’integrazione Emailchef + Spoki.
3 vantaggi del WhatsApp marketing integrato con l'email (che migliorano il tuo business).
Costruire questa automazione di email automation richiede un investimento iniziale di tempo (una o due ore per chi non lo ha mai fatto) ma produce benefici che si moltiplicano su ogni campagna in cui lo utilizzi.
Vediamo nel dettaglio cosa cambia concretamente rispetto a un approccio tradizionale.
1. Copertura totale: ogni contatto riceve il messaggio sul canale giusto.
Questo è il beneficio più ovvio e anche il più significativo. Combinando email e WhatsApp in una sequenza condizionale, hai eliminato il problema strutturale che affligge ogni strategia monocanale: la parte di lista che sfugge all’email viene recuperata da WhatsApp. In scenari realistici, un flusso automatico email + WhatsApp ben configurato riesce a raggiungere tra il 90% e il 98% della lista totale: un risultato impossibile da ottenere con il solo email marketing, anche il più sofisticato.
Questo ha implicazioni pratiche enormi per eventi, lanci di prodotto, comunicazioni urgenti.
Per le aziende che gestiscono reti di agenti, franchisee, rivenditori o partner (dove la comunicazione capillare è un requisito operativo prima che una scelta di marketing) questa copertura quasi totale può fare la differenza tra il successo e il fallimento di un’iniziativa. E per chi ha eventi con posti limitati o promozioni con finestre temporali strette, significa praticamente azzerare le perdite di conversione dovute a mancata visibilità del messaggio.
2. Ottimizzazione del budget: paghi solo ciò che serve davvero
Il secondo grande vantaggio è economico, e su scala ha un impatto considerevole. Supponiamo di avere una lista di 1.000 contatti e di voler raggiungere tutti con una comunicazione importante. Esistono sostanzialmente tre approcci:
- Il primo approccio: solo email.
È praticamente gratuito, ma raggiunge mediamente il 30-40% della lista in termini di effettiva interazione. I restanti 600-700 contatti non vedono il messaggio o non compiono l’azione richiesta. - Il secondo approccio: solo WhatsApp.
Garantisce una copertura molto alta, ma a un costo significativo: moltiplicare il costo per messaggio per 1.000 contatti, su campagne ricorrenti, diventa rapidamente oneroso. E soprattutto, si paga anche per i 300-400 contatti che avrebbero risposto benissimo all’email gratuita. - Il terzo approccio: email + WhatsApp.
Invia email gratuitamente a tutti i 1.000 contatti, e acquista messaggi WhatsApp solo per i 200-300 che non hanno risposto via email. Il risparmio rispetto all’approccio “solo WhatsApp” è nell’ordine del 70-80%, mantenendo però una copertura totale equivalente. Su base mensile, per un’azienda che lancia una promozione ogni due settimane o che ha eventi e comunicazioni regolari, questo risparmio si traduce in centinaia o migliaia di euro all’anno che rimangono nel budget marketing invece di andare in messaggi inutili.
3. Zero disturbo per chi ha già risposto: la reputazione del brand è protetta.
Il terzo vantaggio è forse il meno intuitivo ma, nel lungo termine, quello più strategico. I contatti che hanno già risposto all’email non ricevono il messaggio WhatsApp. Questo non è solo un risparmio economico: è una scelta che protegge attivamente la relazione con i tuoi clienti migliori.
Pensa a cosa significherebbe per un cliente fedele, uno che apre ogni tua email e che in questo caso ha già cliccato e confermato la sua presenza all’evento, ricevere comunque un messaggio WhatsApp sul suo telefono che dice “Ciao, ci tieni a essere dei nostri all’evento?”. La risposta non sarebbe di apprezzamento, ma di fastidio 😅.
È esattamente il tipo di esperienza che erode la fiducia nel brand e che, ripetuta nel tempo, porta alla disiscrizione, al blocco del contatto e alla perdita di un cliente che aveva tutto il potenziale per essere fidelizzato.
L’integrazione email + WhatsApp elimina questo rischio strutturalmente.
In quali situazioni ha senso usare email e WhatsApp insieme: i casi più frequenti.
Questo tipo di flusso funziona in qualsiasi contesto in cui hai un messaggio con una scadenza o un’azione specifica da compiere, e hai bisogno di massimizzare il numero di persone che lo vedono e lo processano.
Ma ci sono alcuni scenari in cui il suo valore si manifesta in modo particolarmente evidente.
Inviti a eventi e conferme di presenza.
Questo è il caso d’uso più classico e probabilmente il più immediato da comprendere. Organizzare un evento (un webinar, una conferenza, un open day, una cena aziendale, una fiera) richiede una logistica precisa che dipende dal numero di partecipanti confermati. Avere la certezza di aver raggiunto ogni persona sulla lista degli invitati con la richiesta di conferma non è un dettaglio: è spesso la differenza tra dover prenotare una sala più grande all’ultimo minuto o trovarsi con il doppio dei posti vuoti rispetto alle aspettative.
Con questo flusso automatico, la percentuale di mancate risposte per “non ho visto l’email” si azzera quasi completamente. Chi non ha visto l’email riceve il WhatsApp. Chi non era raggiungibile via nessun canale è probabilmente davvero non disponibile. E questa informazione è già utile di per sé, perché consente di fare stime di partecipazione più accurate.
Lanci di prodotto o servizio con finestra temporale limitata.
Quando lanci qualcosa di nuovo (un prodotto, un servizio, un’offerta early bird) hai tipicamente una finestra temporale limitata in cui l’offerta è valida o in cui la novità è rilevante. Perdere una parte della lista in quella finestra significa perdere conversioni che non recupererai più, perché l’urgenza del momento sarà passata e l’interesse si sarà ridimensionato.
Il flusso automatico garantisce che ogni persona sulla lista abbia avuto almeno due opportunità di vedere l’annuncio via email, e una terza via WhatsApp se necessario. Questo massimizza le conversioni nella finestra temporale utile, senza dover aspettare che l’email “faccia effetto” da sola su chi non la apre mai.
Promozioni con scadenza: Black Friday, saldi, offerte flash.
Le promozioni con scadenza hanno una dinamica particolare: la loro efficacia dipende in larga misura dalla capacità di creare urgenza reale. Ma l’urgenza funziona solo se le persone vedono il messaggio in tempo. Una promozione Black Friday che viene vista il 30 novembre è sostanzialmente inutile per il mittente, ma anche per il destinatario che magari era genuinamente interessato.
Chi non ha visto l’email nelle prime 24 ore viene raggiunto di nuovo via email. Chi non ha visto nemmeno quella viene raggiunto via WhatsApp in tempo utile per approfittare dell’offerta.
Comunicazioni operative e aggiornamenti critici.
Non tutte le comunicazioni importanti sono di natura commerciale. Aggiornamenti dei termini di servizio, avvisi di manutenzione, modifiche operative, scadenze burocratiche, comunicazioni di sicurezza: ci sono messaggi che devono assolutamente raggiungere tutti i destinatari, non per motivi di revenue ma per obblighi legali, operativi o di compliance.
In questi contesti, la copertura quasi totale del flusso automatico non è un vantaggio competitivo: è un requisito. Poter documentare che ogni contatto ha ricevuto la comunicazione attraverso almeno un canale, e che il sistema ha fatto più tentativi con canali diversi per chi non ha risposto, ha un valore che va ben oltre il marketing e tocca la responsabilità aziendale verso clienti e partner.
Recupero di lead non convertiti o carrelli abbandonati.
Il flusso email + WhatsApp si presta molto bene anche a scenari di recupero, dove si vuole riattivare l’attenzione di qualcuno che ha mostrato interesse ma non ha completato un’azione: chi ha visitato la pagina di checkout senza acquistare, chi si è iscritto a un webinar senza poi partecipare, chi ha aperto una landing page di un corso senza iscriversi, chi ha scaricato un lead magnet senza mai rispondere alle email di follow-up successive.
In questi casi, la sequenza email di recupero è spesso già parte della strategia standard di chi fa email marketing automation seriamente. Aggiungere un messaggio WhatsApp come ultimo step per chi non ha risposto nemmeno alla sequenza email di recupero può fare la differenza su una fetta di pubblico altrimenti irrecuperabile con i canali tradizionali.
WhatsApp marketing e email: un approccio di marketing multicanale più intelligente.
C’è un principio più profondo che sta alla base di questo flusso automatico, e vale la pena esplicitarlo perché cambia il modo in cui si pensa all’email marketing automation in generale.
Il marketing multicanale tradizionale funziona spesso in modo additivo: si aggiungono canali uno dopo l’altro, ciascuno gestito in modo indipendente dagli altri, sperando che l’effetto complessivo sia superiore alla somma delle parti. Si manda l’email, si manda il WhatsApp, si pubblica su Instagram, si fa retargeting su Google … e spesso la stessa persona riceve lo stesso messaggio da tutti i canali contemporaneamente, indipendentemente da cosa ha già fatto. Questo approccio genera tre problemi: spreca budget su persone già raggiunte, crea un’esperienza frammentata e spesso fastidiosa per l’utente, e rende difficile capire quali canali stiano effettivamente contribuendo alla conversione.
L’approccio che abbiamo visto in questo articolo rappresenta un modello alternativo, che si potrebbe chiamare marketing multicanale condizionale: i canali non si sommano, si succedono in modo logico, ognuno attivato solo quando il precedente non ha prodotto il risultato desiderato. Ogni contatto riceve il messaggio solo sul canale di cui ha effettivamente bisogno, e il budget viene speso solo dove serve.
Questo non è solo un modo più efficiente di fare marketing, è anche un modo più rispettoso di trattare le persone nella propria lista. E nel lungo termine, il rispetto dell’attenzione degli iscritti è una delle leve più potenti per costruire una lista sana, con alti tassi di engagement, bassa frequenza di opt-out e una reputazione di mittente che si consolida nel tempo invece di degradarsi campagna dopo campagna.
Se vuoi approfondire i vantaggi della combinazione email + WhatsApp dal punto di vista strategico generale, prima di immergerti nella costruzione del flusso tecnico, ti consigliamo la lettura di Email marketing e WhatsApp: come utilizzarli per ottimizzare i tuoi risultati di marketing.
Se invece vuoi capire nel dettaglio come funziona l’integrazione tecnica tra i due strumenti, trovi tutto nella guida completa all’integrazione Emailchef + Spoki.
Inizia oggi con Emailchef
Emailchef è la piattaforma italiana di email marketing automation che ti permette di costruire esattamente questo tipo di flussi condizionali multicanale, in modo visivo e senza scrivere una riga di codice.
Domande frequenti su WhatsApp marketing e email automation.
WhatsApp Business API è la versione avanzata di WhatsApp Business pensata per le aziende che hanno bisogno di inviare messaggi su larga scala in modo automatico. A differenza dell’app gratuita, che si usa manualmente su un singolo dispositivo, l’API permette di integrare WhatsApp con piattaforme esterne (come Spoki) per inviare messaggi personalizzati, gestire automazioni e collegare WhatsApp ad altri strumenti di marketing come Emailchef.
WhatsApp Business è un’app gratuita di Meta pensata per le piccole e medie imprese. Permette di creare un profilo aziendale con informazioni come orari, sito web e descrizione, di inviare messaggi a clienti che hanno salvato il numero, di impostare risposte automatiche e di organizzare i contatti con etichette. Per funzionalità più avanzate come l’invio automatico su larga scala, è necessario passare all’API di WhatsApp Business.
WhatsApp è l’app di messaggistica personale, pensata per uso privato. WhatsApp Business è una versione dedicata alle aziende, con funzionalità aggiuntive come il profilo aziendale, le risposte rapide, i messaggi automatici di benvenuto e assenza, e le etichette per organizzare i contatti. La differenza sostanziale è che WhatsApp Business è progettato per gestire la comunicazione con i clienti in modo più strutturato e professionale.
L’app WhatsApp Business è gratuita. I costi entrano in gioco quando si utilizza l’API di WhatsApp Business per inviare messaggi in modo automatico e su larga scala: in questo caso Meta applica una tariffa per ogni conversazione avviata, che varia in base al paese del destinatario e al tipo di messaggio. È proprio per questo che ha senso usare WhatsApp solo per chi non ha già risposto all’email: si pagano solo i messaggi strettamente necessari, riducendo i costi al minimo.
Con l’app WhatsApp Business standard i limiti sono molto ridotti. Con l’API di WhatsApp Business i limiti dipendono dal livello di verifica dell’account e dalla qualità del mittente: si parte da 1.000 conversazioni al giorno e si può scalare fino a volumi molto più alti man mano che la reputazione del mittente cresce. Inviare messaggi a chi non li ha richiesti abbassa la qualità del mittente e riduce i limiti disponibili, motivo in più per inviare WhatsApp solo a chi non ha risposto via email.
Il rischio principale è essere segnalati come spam. WhatsApp è percepito come un canale privato, e i messaggi commerciali non richiesti portano spesso gli utenti a bloccare il numero o a segnalarlo su Meta. Questo abbassa la qualità del mittente e può portare a limitazioni o alla sospensione dell’account. Il modo più efficace per evitare questi rischi è inviare messaggi WhatsApp solo a chi ha già mostrato interesse ma non ha risposto via email, esattamente la logica descritta in questo articolo.
Il marketing multicanale è una strategia che utilizza più canali di comunicazione (email, WhatsApp, social media, SMS, annunci online) per raggiungere i propri clienti. L’obiettivo è essere presenti dove si trovano le persone, adattando il messaggio al canale. La versione più efficace del marketing multicanale non usa tutti i canali contemporaneamente sulla stessa persona, ma li attiva in sequenza in base al comportamento del destinatario: è il caso dell’integrazione email + WhatsApp disponibile su Emailchef.
Il marketing multicanale usa più canali in parallelo, ciascuno gestito in modo indipendente. L’omnichannel va oltre: integra tutti i canali in un’unica esperienza coerente, in cui ogni touchpoint conosce la storia del cliente e si adatta di conseguenza. In pratica, il multicanale si concentra sulla presenza su più canali, mentre l’omnichannel si concentra sulla continuità dell’esperienza tra un canale e l’altro. L’integrazione email + WhatsApp descritta in questo articolo è un esempio di approccio omnichannel: il secondo canale entra in gioco solo sapendo cosa è successo sul primo.
Perché nessun canale da solo garantisce una copertura totale. L’email raggiunge la maggior parte della lista in modo economico, ma una parte non la aprirà mai. WhatsApp raggiunge quasi tutti, ma è invasivo e costoso se usato senza criterio. Combinare i due canali in modo condizionale (prima l’email, poi WhatsApp solo a chi non ha risposto) permette di massimizzare la copertura minimizzando i costi e il rischio di disturbare chi aveva già letto.
Sì. Emailchef si integra nativamente con Spoki, la piattaforma italiana per il WhatsApp marketing, attraverso un’azione dedicata nel flow builder delle automazioni. Questo permette di costruire sequenze in cui l’email e WhatsApp lavorano insieme: si invia prima l’email, e solo chi non ha risposto riceve automaticamente un messaggio WhatsApp, senza bisogno di intervento manuale.
Su Emailchef si costruisce una sequenza nel flow builder delle automazioni: si imposta l’invio della prima email come punto di partenza, si aggiunge un intervallo di attesa, poi una condizione che verifica se il contatto ha cliccato sulla call to action. Chi ha cliccato esce dal flusso, chi non ha cliccato riceve una seconda email. Dopo un secondo intervallo di attesa e una seconda verifica, chi non ha ancora risposto riceve automaticamente un messaggio WhatsApp tramite l’integrazione con Spoki.
WhatsApp ha senso quando l’email non ha funzionato e il messaggio è abbastanza importante da giustificare un contatto più diretto. I casi tipici sono: eventi con conferma di presenza richiesta, promozioni con scadenza ravvicinata, comunicazioni operative urgenti, recupero di lead che non hanno completato un’azione. In tutti questi casi, WhatsApp non sostituisce l’email: la completa, intervenendo solo dove necessario.




